DIZIONARIO GENERALE DEI COGNOMI DI SARDEGNA DI MAURO MAXIA

Mauro Maxia
ECCO IL COMUNICATO RIPRESO DAL BLOG DI MAURO MAXIA
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Mauro Maxia
ECCO IL COMUNICATO RIPRESO DAL BLOG DI MAURO MAXIA
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Penso che i chiaramontesi,Chiaramonti prov. Sassari, dovrebbero rallegrarsi per il conseguimento della laurea in Ingegneria Navale con la votazione di 110 e lode presso l’Università degli studi di Genova.
Il titolo della tesi è il seguente
Progetto di massima per il soddisfacimento della Esigenza Operativa di una Unità Polivalente per la Sorveglianza della Dimensione Subacqua.
L’impegno del nostro giovane c concittadino è iniziato tanti anni fa quando dopo aver superato parecchie prove che lo ha visto sedicesimo tra gli aspiranti all’Accademia Navale di Livorno.
Un cursus scolastico che lo ha visto conseguire la licenza media a Chiaramonti, la maturità scientifica a Sassari presso il Liceo Giovanni Spanu e successivamente gli anni dell’Accademia Navale a Livorno.
per il conseguimento della laurea il giovane si è dovuto spostare a Genova dove il giorno 24 marzo ha conseguito brillantemente la laurea in Ingegneria Navale.
Da Notare che il medesimo tra la scuola Media e il Liceo Scientifico con un suo altro brillante coetaneo che frequenta il post dottorato a Parigi ha scritto un valido lavoro sui cimiteri di Chiaramonti, esaminando attentamente le opere monumentali del famoso Giuseppe Sartorio, il Michelangelo dei morti.
Ci complimentiamo con lui che ora metterà le sue competenze a disposizione della Marina Militare Italiana.
Il nostro è un paese modesto, ma con ua ricca storia di un borgo paese che risale agli anni 1348-50 nel tardo medioevo. Questo non ha impedito ai suoi giovani di conseguire mete ardue in vari settori del sapere. Da notare che in questo periodo si stanno facendo onore anche le nostre ragazze presso varie università sarde e della penisola.
Al neolaureato ingegnere facciamo i più calorosi auguri e naturalmente alla sua famiglia che lo ha incoraggiato in questa difficile via intrapresa.
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Gianni Vulpes, I laureati dell’Univer-sità di Sassari (1754-1764). Saggi biografici di un ceto egemone, Sassari, Magnum, 2025, 429 pp. (Gian Paolo Brizzi)
L’autore di questo libro è un appassionato cultore di storia della Sardegna che si è misurato in passato con la rivolta antifeudale che percorse l’isola nell’ultimo decennio del XVIII secolo, avendo al suo centro la figura carismatica di Giovanni Maria Angioy. Lo studio dei protagonisti che animarono quelle vicende indusse Vulpes ad approfondire le genealogie di numerose famiglie del centro e nord Sardegna, orientando le sue ricerche sugli Archivi di Stato, su quelli ecclesiastici e comunali disseminati nel territorio.
«Nel mondo intero sta per succedere qualcosa», scriveva profeticamente nel 1931 san Massimiliano Kolbe; il quale dieci anni dopo conobbe il campo di concentramento di Auschwitz, dove venne ucciso.
«Fede, allegria, ottimismo. Però, non con la stoltezza di chiudere gli occhi di fronte alla realtà», scrive san Josemaria Escrivà de Balaguer.
Mi si dirà che, oggigiorno, non c’è bisogno di scomodare i santi (o, al contrario, l’inferno, i diavoli, i maghi, gli sciamani, le cassandre, gli squilibrati e gli affini) per accorgerci che “nel mondo sta per succedere qualcosa”, anzi, che già un accadimento violento è alle nostre fragili porte europee; una guerra palese e al contempo negata; un piano ideologico messo in atto con aggressività ancestrale e scientificamente moderna; un cambiamento epocale, esistenziale, per noi che la guerra non l’abbiamo mai vissuta né pensata; un avanzare violento a noi ignoto ed ostile.
La concreta probabilità di un duro cambiamento ci è quasi arrivata in faccia anche da altre parti; l’intero mondo (digitale e fisico, entrambi reali, cioè con possibilità effettive di toccare realmente la nostra esistenza) pare riempirsi di improvvisa inimmaginabile violenza, ferocia.
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Alvaru Casula fit unu de sos massajos mannos mentovadu in bidda. Lu giamaiant a aprovelzu Titone, ca gighiat sa cara niedda che titone, brujada dae su sole. Etaiat eteres e eteres de laore, sobraetotu trigu e olzu, chi, bogadu su semene e sa provista, si lu endiat pro aere una bona intrada. Messende li cantaiant sas chigulas de austu, ca faghiat totu a sa sola e a sero, onzi die, l’iscurigaiat remonzende s’ultimu mannuju, poi s’inseddaiat su burragliu 1 e torraiat a bidda. Fit un’omine de pagos faeddos, sinzeru e de bona cara. No aiat fizos suos. Isposeit a Ziromina, una femina chi resteit batia a una deghina de annos dae su coju: su maridu molzeit rupende su riu ogadu in sos giumpadolzos2 ; l’agateint a sas tres dies in un’istrintolzu in mesu a tupas de tamaritu. Dae su coltzu maridu retzeit calchi bene: una tanca manna, a sa essida de sa idda, chi daiat a mes’apare a calchi giualzu, una inzighedda e un’oltu acultzu a domo sua chi si faghiat a sa sola.
E’ tornato alla casa del Padre Stefano Deledda di Perfugas, coniuge di Francesca Bussu di Chiaramonti un caro e generoso amico.La dichiarazione fatta ad Anghela Nigoleddu dal brigadiere Carrigni non scivolarono invano sull’anima giovanile della ragazza che un pò agitata sentì il bisogno di confidarsi con la sorella già promessa sposa ad un Balchi.
Una volta a letto, spenta la stearica, Anghela si rivolse alla sorella dicendolele:
-E tu che cosa gli hai risposto?-
-Se son rose fioriranno.-
-Brava è la stessa risposta che io ho detto a Giovanni, quando mi ha detto per la strada che avrebbe voluto sposarmi.-
-E se lo incontro ancora che cos’altro debbo rispondergli?-
-Calma Anghela, dovresti parlarne con mamma e poi da cosa nasce cosa. Intanto per ora il brigadiere ha altro a cui pensare dal momento che hanno ammazzato anche l’archeologo Malta.-
-A dirti ala verità quel brigadiere mi piace ed è la terza volta che lo colgo guardandomi con una certa passione.
-Non vedi che è preso da te, per cui lascia scaldare il ferro finché è rovente.-
Ciò detto le due sorelle stettero insilenzio e si addormentarono.
In caserma i militi considerar
La notte fu turbata dal maltempo e gli stessi militi erano turbati per questo secondo delitto tanto simile al primo..
Due morti ammazzati in poco tempo e li attendeva un lavoro d’indagine abbastanza intenso.
Chi poteva con le stesse modalità uccidere due uomini onesti e pacifici? E chi poteva essere così geloso delle Domus de Janas da eliminare uno dopo l’latro gli archeologi. Anche i militi sussurravano tra loro che non c’era due senza tre. e che comunque dovevano scoprire l’assassino prima che ci scappasse il terzo delitto come era avvenuto anni fa. Di sicuro se non avessero scoperto l’assassino i superiori avrebbero mandato qualche specialista di serie killer.
Bisognava farsi un giro nei centri dell’Anglona, sentire almeno i sindaci, per sapere che cosa ne pensassero.
Andavano ascoltati anche i pastori di Sassu Altu perché il delitto era avvenuto come il primo nella loro località.
Come ormai di consuetò sul posto c’era anche Andria Galanu la cui filosofia lo scagiona sempre. Inoltre pare che la scoperta del cadavere fosse opera di Martino Pedde a addirittura nei suoi terreni di su Murrone dove le Domus de janas erano particolarmente basse ed entrarvi era piuttosto impegnativo.
Il brigadiere Carrigni, colpito al cuore dalla bella mora Anghela Nigoleddu, tendeva a non pensare troppo a scoprire il killer anche se di tanto in tanto si macerava il cervello su quale personaggio facesse di tutto per dare lavoro ai militi di Miramonti.
Preparò una missiva alle varie stazioni della regione storico culturale anglonese perché in giorni precisi convocassero i consigli comunali e il sijndaco per sentire il loro parere su questo delitto sardo, ma raffinato e quale dia solo naso tondesse il marchio dalla protome taurina.
I superiori da Sassari con una missiva convocarono il brigadiere Carrigni per fare un’esposizione dettagliata dei fatti che come quello di sette otto anni prima avevano turbato i centri dell’Anglona.
Giustamente pensava tra sé e sé che prima delle assemblee comunali anglonesi i superiori dovevano attendere.
A Miramonti l’angoscia quasi pwersonificata entrava nelle case delle vie e dei vicoli. La maggior parte della gente se la prese con gli archeologos de Susu. Questa storia degli studi dell’antichità non garbava a nessuno se poi tutto doveva concludersi con morti ammazzati rendendo oltremodo insicure le campagne.
Questo non pensavano i diavoli che nella notte sibilavano c on un vento impetuoso tanto c he la gente non faceva che dire:-Si sun pesados sos dimonios-si son levati i diavoli!-
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ll ritorno alla casa del Padre di Michelina Manca ved.Franchini.